Celebrate Yourself: la comunità LGBT si racconta

“Celebrate Yourself” è un progetto nato dall’idea di Alice Arduino, fotografa torinese impegnata nella difesa dei diritti civili, in collaborazione con la rivista Pride online.

Il progetto ha lo scopo di raccogliere e raccontare storie della comunità LGBT, attraverso interviste e fotografie, al fine di far conoscere delle esperienze di vita vere, utili a sensibilizzare chi ancora guarda al mondo gay con diffidenza, attraverso il filtro degli stereotipi culturali, e a trasmettere alle persone LGBT che vivono momenti di difficoltà un messaggio di speranza: è possibile essere se stessi e vivere felici e liberi.

Le foto e le storie raccolte riguardano e riguarderanno individui singoli (esponenti politici, poliziotti, avvocati, educatori, studenti, sportivi, ecc.) coppie, e famiglie omogenitoriali. Una nuova storia verrà pubblicata ogni settimana dalla rivista “Pride online” e se qualcuno desidera partecipare a questa interessante iniziativa, ancora in corso, può scrivere o chiamare Alice Arduino a questi recapiti:

Mail: alice.arduino@gmail.com

Cell.: 347/0132747

Consiglio, a chi ha tempo e interesse di approfondire, di ascoltare gli audio integrali delle interviste, della durata di una ventina di minuti ciascuno; ogni storia, comunque, è anche corredata di un’immagine e di un breve riassunto, che vi permette di selezionare la testimonianza per voi più interessante da ascoltare, oppure di fare una carrellata rapida di tutti i contenuti.

Tra le interviste pubblicate in queste settimane, c’è quella al Dj Pippo Allegra (conosciuto come “Superpippo”), promotore di serate di aggregazione per la comunità LGBT e quella all’Avvocato Michele Poté, difensore dei diritti LGBT e attivo nella battaglia verso il matrimonio egualitario.

Simone, che vive con il compagno e le figlie di questo, avute da una precedente relazione, è stato il protagonista di un caso mediatico riportato da tutte le testate torinesi, a causa della discriminazione di cui è stata oggetto la sua famiglia, a cui è stato negato l’affitto di una casa poiché “non tradizionale”.

Calogero (“Lillo”), è un ex monaco che ha deciso di abbandonare la vita monastica, incompatibile con il suo essere gay. 

Monica, donna trans MtF, racconta la sua transizione sessuale: “Il suo coming out avviene prima con sé stessa,  poi davanti allo specchio, grazie ad un amico gay che la trucca e le mostra una nuova parte di sé, dicendole:  Tu per me sei Claudia! Enrico, il suo nome maschile, legge questa affermazione come un segno del destino perché sarebbe stato il nome di famiglia qualora fosse nata bambina. In seguito sceglierà di chiamarsi Monica compiendo quello che lei chiama il passaggio da bruco, a crisalide a farfalla”.

 

Alice, sono tutte storie molto diverse, che però sembrano avere in comune un messaggio positivo.

Certo. Il messaggio è che tutte queste persone sono felici. Con il tempo hanno saputo amarsi e accettarsi, arrivando alla propria serenità interiore. Se oggi si raccontano con spontaneità, è anche grazie alla loro consapevolezza e forza.

Da cosa è nata l’idea di questo progetto?

Dalla volontà di raccontare le storie delle persone gay, lesbiche, bisessuali e transessuali andando oltre le etichette. Volevo raccontare il vissuto delle persone, delle coppie e delle famiglie; partire dal percorso personale di ognuno come il coming out e le discriminazioni subite, fino ad arrivare a scoprire hobby, lavoro e passioni di ognuno. In questo modo si racconta la comunità LGBT e si apre una finestra su un mondo ancora poco conosciuto.  Un conto è leggere le storie sui giornali o in tv, un altro è ascoltare racconti senza filtri attraverso delle interviste a persone comuni.

Come hai vissuto e stai vivendo questa esperienza?

Benissimo! Le persone incontrate sono splendide. Alcuni sono conoscenti o amici, altri li ho incontrati durante il percorso, perché hanno letto l’annuncio e mi hanno risposto. Ogni intervista è arricchente perché si instaura un rapporto con le persone che va oltre i venti minuti di dialogo. C’è uno scambio reciproco di idee e narrazioni. Ogni incontro dura un’ora circa, ma spesso mi fermo a parlare e conoscere le persone oltre il tempo previsto. Ho piacere di scoprire di più di ognuno. Non voglio una relazione fredda con chi partecipa al progetto, ma un percorso umano. Con alcuni/e intervistati/e è nata anche una bella amicizia e ci sentiamo tutt’oggi.

Chi partecipa mi dà fiducia, si espone e ci mette la faccia. In una società che “tollera” l’omosessualità e in cui gli episodi di omofobia sono ancora frequenti, sta compiendo un atto rivoluzionario.

“Celebrate Yourself” – “Celebra te stesso” è il titolo del progetto; dobbiamo essere orgogliosi di noi stessi non solo al Pride, ma 365 giorni all’anno!  

Quali sono gli esiti positivi che speri possa avere questo tipo di iniziativa?

Gli obiettivi cui aspiro sono due: il primo è aiutare coloro che  non hanno ancora fatto coming out in modo che, attraverso la lettura delle interviste, possano trovare il coraggio di esporsi, con amici, parenti e genitori. È importante fare un passo avanti, superare la paura di essere giudicati dagli altri per vivere e stare bene con sé stessi.

Secondo, spero serva alle persone eterosessuali. Ascoltare le storie di altri giovani, e non, che hanno i loro stessi gusti musicali, leggono libri, praticano uno sport o hanno un pensiero simile, può agevolare l’empatia e superare le barriere della discriminazione.

Vuoi fare un appello alla comunità LGBT, affinché partecipi con le sue testimonianze a questa raccolta di storie?

Certo! Ho già contattato le realtà LGBT sul territorio torinese (luogo dove attualmente si svolge il progetto). Hanno diffuso le informazioni nella loro mailing list ma non è facile trovare persone che abbiano voglia di raccontarsi. Fare coming out è ancora difficile. Molti vivono il loro amore tra le mura di casa o esclusivamente alle serate gay. Ho trovato solo sei coppie disposte a raccontarsi e nessuna famiglia omogenitoriale che voglia esporsi. C’è una parità tra uomini e donne intervistati e la maggior parte sono single. Attualmente ho intervistato circa 30 persone, ma spero che le adesioni aumentino.

Il progetto finirà solo quando non troverò più nessuno disponibile a raccontarsi. E allora tirerò le somme e farò un’analisi.

Quindi fatevi avanti! Siate orgogliosi di voi e raccontatevi!

Ti ringrazio molto Alice per aver diffuso un’immagine positiva della sessualità, e auguro a “Celebrate Yourself” un buon successo!

Grazie a te per l’interesse verso il mio lavoro e per promuovere questa iniziativa.

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